Quando smetterà di funzionare il 4G?
- Il 4G resta la tecnologia mobile più diffusa al mondo: alla fine del 2025 le connessioni 5G hanno superato i 2,7 miliardi a livello globale, ma il 4G rimane dominante e non ha una data di spegnimento prevista in tempi brevi.
- In Italia la rete 5G copre circa il 95% della popolazione, ma fino al 2026 era quasi interamente in modalità Non Stand Alone (NSA), cioè ancora dipendente dall'infrastruttura 4G; WindTre ha lanciato la prima rete 5G Stand Alone commerciale in Italia a gennaio 2026, seguita da Iliad ad aprile 2026.
- Lo switch-off del 3G è stato completato da TIM e Vodafone nel 2022-2023 e da Iliad nel 2024; WindTre ha avviato il processo nel giugno 2024 con completamento ancora in corso.
- Per il 4G non è previsto alcuno spegnimento nell'immediato: la tecnologia rimarrà attiva ancora per molti anni, anche perché il 5G Stand Alone – che potrebbe renderla non più necessaria – è ancora in fase di rollout in Italia.
Il 5G è la tecnologia attualmente più avanzata per la telefonia mobile: dai suoi esordi nel 2019 è ormai approdata in molti Paesi e, di conseguenza, nei modelli più moderni di smartphone, in grado di sfruttare le sue caratteristiche per connessioni più stabili e veloci (fino a 10 gigabit al secondo per quanto riguarda i dati, almeno in teoria). Si tratta, come per il predecessore 4G, di una rete cellulare di tipo digitale, che usa nuove frequenze rispetto alle reti attuali.

Com'è stato in passato con il 2G e il 3G, progressivamente abbandonati in favore del 4G — lo switch-off del 3G è stato completato da TIM e Vodafone già nel 2022-2023, da Iliad nel 2024, mentre WindTre ha avviato il processo nel giugno 2024 con completamento ancora in corso – lo stesso presumibilmente accadrà per il 5G, che in futuro soppianterà il 4G.
In quel caso saranno quindi necessari dispositivi in grado di interfacciarsi con il nuovo standard o non si potrà più comunicare. Ma quand’è che smettere di funzionare il 4G? C’è da preoccuparsi per chi non ha ancora uno smartphone di ultima generazione? Vediamo qui di seguito che cosa sappiamo sul possibile switch-off, come si definisce in gergo, del 4G.
Che cos’è e come funziona il 4G
Il 4G, che ha preso il posto del 3G a partire dal 2011 (in Italia), è oggi la tecnologia più utilizzata nella telefonia mobile, ovvero la quarta generazione degli standard per la mobilità wireless. La sigla LTE (Long Term Evolution), che è il nome tecnico dello standard utilizzato a livello mondiale per il 4G, è usata quasi come sinonimo, insieme alla sua evoluzione, il 4.5G o LTE Advanced. Le frequenze utilizzate dal 4G per le comunicazioni vanno dagli 800 MHz ai 2600 MHz, per una velocità massima in trasferimento che, almeno per il 4G standard, arriva a 326,4 Mbit/s in download. Queste prestazioni, molto migliori rispetto al 3G, hanno consentito una vera e propria rivoluzione mobile, quella a cui abbiamo assistito negli ultimi anni, con la possibilità di trasmissione tramite reti mobili di video e musica in streaming ad alta definizione, gaming online, videochat, il tutto senza contare le rilevantissime applicazioni industriali.
Il 4G ha prestazioni tali da poter essere perfino considerato una valida alternativa alla fibra ottica per chi non può essere raggiunto da una linea fissa, sia con gli appositi modem 4G (spesso chiamati “saponette”) sia utilizzando il proprio smartphone come modem attraverso il tethering.
In quanto standard attualmente in voga, oggi il 4G è estremamente diffuso in tutto il mondo e la percentuale dei dispositivi che lo supportano è di gran lunga la più alta tra tutte le tecnologie disponibili, compresi 3G e 5G, con il 60% del totale e circa 5 miliardi di apparecchi totale. Alla fine del 2025 le connessioni 5G hanno superato i 2,7 miliardi a livello globale, coprendo oltre il 50% della popolazione mondiale, in crescita continua ogni anno man mano che i nuovi modelli di smartphone – ormai anche quelli di fascia bassa – si diffondono con già integrato il supporto per il nuovo standard.
Che cos’è e come funziona il 5G
Il 5G è come detto l’evoluzione del 4G, ed è ad esso superiore in tutte le sue caratteristiche: come velocità di picco, sia in upload che in download, come latenza (con una velocità praticamente in tempo reale nel trasferimento dei dati, senza ritardi), come connettività (intesa come numero di dispositivi che si possono collegare alla rete prima che questa veda decrescere le sue performance) ma anche come efficienza energetica, per una drastica riduzione dei costi necessari a sostenere l’infrastruttura di rete. Un’altra differenza cruciale a livello tecnico è la possibile decentralizzazione della struttura di rete rispetto al 4G, che si basava sui tradizionali grandi tralicci mentre il 5G può contare su “scatole” di dimensione molto ridotta e installabili anche in luoghi remoti, diminuendo così i colli di bottiglia soprattutto per quanto riguarda le applicazioni industriali.
Il 5G si basa, come ricordato sopra, sull’utilizzo di frequenze più alte (e più basse, solo nel primo caso) di quelle utilizzate per il 4G, divise in tre diverse bande (bassa, media e alta) con differenti caratteristiche e prestazioni, come si può vedere dalla seguente tabella:
| Banda | Frequenza | Velocità |
| Bassa | Tra 694 e 790 MHz | Trasferimento tra 30 e 250 Megabit al secondo |
| Media | Tra 2,5 e 2,7 GHz | Trasferimento tra 100 e 900 Megabit al secondo |
| Alta | Tra 25 e 39 GHz | Trasferimento di 1 Gigabit al secondo e superiore |
La maggior parte delle nazioni più avanzate sta partendo direttamente dalla banda media come servizio minimo per il proprio 5G, con l’obiettivo di continuare poi nei prossimi anni l’evoluzione verso l’utilizzo della banda alta, che però presenta ancora alcuni problemi tecnici, come la ridotta dimensione delle celle e la diminuzione delle performance in caso di ostacoli come i muri; per questo si prevede che le frequenze più alte verranno utilizzate soprattutto per coprire zone ad altissima densità di popolazione e, allo stesso tempo, di dimensioni relativamente ridotte, come ad esempio gli stadi sportivi e i centri congressi. Al momento la rete 5G in Italia copre il 95% della popolazione. Si calcola che il contributo che offrirà il 5G alle economie mondiale, direttamente e indirettamente, nel 2034 si aggirerà intorno a 2,2 trilioni di dollari.
Quando ci sarà l’addio al 4G?
Come si è visto, il destino toccato al 3G, ovvero essere abbandonato progressivamente in favore del 4G, toccherà allo stesso 4G quando il 5G sarà sufficientemente diffuso. Non è però il caso di allarmarsi per chi ha ancora uno smartphone non compatibile con il nuovo standard e non ha intenzione di cambiarlo, almeno per qualche tempo: in realtà non si sa ancora quando smetterà di funzionare il 4G, ma per almeno un altro decennio dovremmo stare tranquilli.
Uno dei motivi per cui il crescente successo del 5G non significa l’abbandono del 4G, almeno non in tempi brevi, è proprio il fatto che la nuova tecnologia si appoggia ancora a quella vecchia per alcune delle sue funzionalità: ad esempio, agli inizi questo accadeva per stabilire la connessione iniziale, ma anche dove si è superata questa necessità il 4G rimane ancora – e rimarrà a lungo – un supporto indispensabile.
In Italia, fino a pochi mesi fa, le reti 5G erano quasi interamente definibili come "Non Stand Alone" o NSA: una modalità ibrida che si appoggia all'infrastruttura 4G esistente per alcune funzioni fondamentali, come la gestione della connessione iniziale. Questo non comporta necessariamente uno svantaggio, perché la combinazione delle due tecnologie permette di disporre di più banda sia in download che in upload e di una latenza più bassa rispetto al solo 4G. A gennaio 2026, però, WindTre ha lanciato la prima rete 5G Stand Alone (SA) commerciale in Italia, in collaborazione con Ericsson, seguita da Iliad ad aprile 2026. TIM e Fastweb+Vodafone sono in fase avanzata di pianificazione. La transizione verso il 5G SA — che opera in completa autonomia senza dipendere dal 4G — è quindi avviata, ma avverrà in modo graduale e richiederà ancora diversi anni per raggiungere una copertura estesa.
I motivi sono da ricercarsi in primo luogo nella mancata disponibilità, ancora oggi, di tutte le bande che possono essere sfruttate in Italia per il 5G. Le relative licenze sono state acquistate nel 2018 per più di 6,5 miliardi di euro, ma, per fare un esempio, la banda da 700 MHz è stata resa disponibile a luglio 2022. In altre parole, si può stare tranquilli: se per il 3G è stato il 2022 l’anno dello switch-off, e quindi dello spegnimento delle reti di terza generazione, per il 4G sono previsti ancora parecchi anni di vita.